FIBROMIALGIA: DIAGNOSI E RIMEDI CON BUONE PROBABILITA’ DI GUARIGIONE

di Viviana Damino e Dott. Francesco Martinelli

Il termine fibromialgia deriva da “fibro” che indica i tessuti fibrosi (quali tendini e legamenti) e “mialgia” che significa dolore muscolare. La fibromialgia (FMG) è una sindrome dolorosa cronica, che colpisce i muscoli, i tendini, le fasce, il tessuto adiposo sottocutaneo e la cute. I sintomi sono vari, vasti e diversi da persona a persona, ce ne sono alcuni più ricorrenti quali ad es. turbe del sonno, cefalea o emicrania, sensazione di stanchezza diffusa, colon irritabile, dolori al torace, bruciore nell’urinare, difficoltà a concentrarsi e disturbi della sfera affettiva.

Il dolore muscolare riferito dal paziente ha focalizzato da sempre l’attenzione dei medici per cui per tradizione la FMG è competenza degli specialisti reumatologi. Non è possibile identificarla né con test di laboratorio, né con radiografie o con biopsie muscolari in quanto questi esami appaiono normali. Per diagnosticare la FMG oggi gli specialisti fanno affidamento sulle regole sviluppate nel 1990 dall’American College of Rheumatology (A.C.R). I criteri diagnostici elaborati sono essenzialmente due: dolore diffuso e esteso a tutto il corpo da almeno tre mesi e il riscontro di forti dolori in almeno 11 dei 18 tender points o punti dolorosi. In termini semplici, il paziente affetto da FMG presenta siti muscolari a localizzazione relativamente costante, che alla palpazione digitale (con una forza di 4 Kg, cioè quella che serve a far divenire bianco il letto ungueale) si manifestano come noduli o bande di contrattura marcatamente più dolorose rispetto alle aree contigue. Una diagnosi difficile, resa ancora più ardua dalle similitudini con altre patologie. La FMG è una sindrome molto variegata e “sfuggente” con sintomi spesso molto comuni e diffusi nella popolazione “sana”, risulta ancora in gran parte poco conosciuta dai medici italiani e diagnosticata con difficoltà o al contrario con troppa facilità, meglio dire faciloneria (non siamo tutti fibromialgici!!!!).

SINDROME DI ORIGINE ORGANICA

Tutti i più recenti studi hanno escluso una causa psicogena della FMG: i pazienti fibromialgici non presentano caratteristiche psicologiche in comune tra di loro o specifiche. La depressione talvolta riscontrata in alcuni pazienti fibromialgici non è che il risultato di una malattia dolorosa e invalidante in grado di indurre “depressione da dolore” più dell’artrite reumatoide. Una ulteriore prova dell’origine organica della sindrome FMG è costituita dalla frequente familiarità, tanto che viene ammessa una trasmissione genetica a “penetranza variabile”. Colpisce prevalentemente le donne tra i 15 e i 65 anni; la prevalenza nel sesso femminile appare legato all’effetto facilitante svolto dagli ormoni femminili, gli estrogeni in particolare. Se in passato si pensava che il dolore causato dalla FMG fosse collegato a infiammazioni periferiche, e da qui il termine di fibromialgia, oggi si è certi nell’affermare che è una sindrome dolorosa centrale e quindi il dolore alla palpazione cutanea o muscolare non riguardi un tessuto periferico “malato”..

Nella FMG sono  state dimostrate, e più volte confermate, alterazioni di numerose molecole utilizzate dal sistema nervoso: ridotta concentrazione di serotonina e triptofano nel liquor e nel sangue, un aumento dei siti di ricaptazione piastrinica della serotonina e un aumento di oltre ben 4 volte i valori normali della sostanza P (P da Pain:dolore) nel liquido cefalo-rachidiano. Significative anomalie si verificano anche nella fase 4 del sonno non-Rem con l’improvvisa intrusione di onde rapide alpha frammiste alle normali onde lente delta, tipiche di quella fase del sonno (Moldofsky e coll. 1975). Il sonno non è ristoratore, i risvegli notturni sono frequenti e in molti casi si verifica un risveglio precoce il mattino “molto prima che suoni la sveglia”. Oltretutto nei pazienti affetti da FMG  il riscontro di malattie autoimmuni (Tiroidite di Hashimoto, Diabete tipo 2 e in particolare Lupus eritematoso sistemico) è molto frequente.

PROBABILI FATTORI SCATENANTI

Basandosi su questi fatti alcuni ricercatori hanno ipotizzato che in persone predisposte, le quali verosimilmente hanno ereditato un sistema neurovegetativo sbilanciato verso un’iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del sistema serotoninergico, alcuni fattori scatenanti (traumi, infenzioni e forse alcuni farmaci) siano in grado di slatentizzare la FMG. Ricordiamo che il sistema neurovegetativo non è che quella parte del sistema nervoso deputata a svolgere quelle funzioni non regolate dalla volontà dell’individuo, quali l’aumento o la diminuzione della pressione, della respirazione, del battito cardiaco, della sudorazione, ecc. e si divide in simpatico e parasimpatico, l’uno avente funzione generalmente opposta all’altro.

DIFFERENZIAZIONE DAL DOLORE MIOFASCIALE

La diagnosi differenziale va fatta con molte altre patologie , e soprattutto con il dolore miofasciale, che peraltro può presentarsi in corso di fibromialgia, ma riconosce una causa totalmente diversa. Il dolore miofasciale, infatti, è determinato dalla presenza di zone muscolofasciali irritate perché in esse si è avuta una lacerazione microscopica del muscolo stesso (sono punti di maggior fatica muscolare) con conseguente zona di irrigidimento muscolare e dolore alla palpazione; caratteristicamente la palpazione di queste zone (punti trigger) evoca dolore a distanza in zone specifiche per ogni singolo muscolo e, a volte, il dolore di queste zone della irradiazione rappresenta il sintomo per cui il paziente si reca dallo specialista.

LA CURA

La cura di questa patologia presiede a un approccio multimodale che comprende diversi elementi. La terapia prevede l’utilizzo di farmaci quali miorilassanti associati ad antidepressivi (cioè farmaci che modulano la concentrazione della serotonina e della sostanza “P”, per cui in questo caso più che svolgere azione antidepressiva agiscono sulla percezione del dolore)  accompagnati da esercizi fisici strutturati in modo tale da evitare la fatica, il dolore e conseguire a lungo termine un innalzamento della soglia dello stesso riducendone la percezione. Molto importante è anche avvicinare i pazienti alle tecniche di rilassamento, per ridurre le tensioni muscolari; un supporto psicologico può essere fondamentale per imparare ad affrontare la patologia e attenuare le principali manifestazioni quali l’astenia, il dolore e la qualità del sonno. Per diverso tempo si è preferito utilizzare un approccio riconducibile alla scuola cognitivo-comportamentale, oggi invece la terapia di riferimento per la FMG è basata sulle tecniche analogiche ericksoniane. La psicoterapia ericksoniana è uno strumento per comunicare e interagire con la parte emozionale di una persona, in quanto parla il suo stesso linguaggio; può essere intesa come una serie di parole chiave e di comportamenti di sintonizzazione per accedere ai dati che possiede la nostra parte emozionale. Nella terapia ericksoniana è quindi fondamentale un parlare per immagini, per tonalità di suoni, per percezioni interiori e per metafore. Tale linguaggio è in grado di attivare le funzioni neuropsicologiche tipiche dell’emisfero cerebrale destro. Nel corso del trattamento si conduce il paziente a valutare eventuali tensioni intrapsichiche per poi applicare tecniche verbali di programmazione neurolinguistica al fine di rimuovere le cause di tensione. Il trattamento osteopatico può essere di supporto attraverso un approccio cranio-sacrale, che tende a produrre un rilassamento dell’individuo e con tecniche mio-fasciali che vanno ad agire sui trigger points e sui tender points riducendo la contrattura e quindi il dolore riferito.Non esistono terapie uguali per tutti, ogni paziente fa caso a sé!!!. La percentuale di guarigione è molto buona sebbene non si tratti di una patologia semplice.

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